Il marchese Giuseppe Roi


Chi era il marchese Giuseppe Roi

Lo sguardo raffinato di un visionario gentile

Giuseppe Roi nasce a Vicenza l’11 febbraio 1924, in una famiglia in cui la cultura è parte naturale della vita civile. Per molti è il marchese Roi; per gli amici e i familiari è Boso, un soprannome che avvicina subito la sua figura e lascia intravedere qualcosa del suo modo di rapportarsi agli altri: vicino alle persone prima ancora che alle istituzioni, attento alle relazioni prima ancora che ai ruoli.

Discendente della famiglia Fogazzaro, cresce in un ambiente aperto al dialogo con il mondo, ma resta profondamente legato a Vicenza. Nella sua storia convivono radicamento e respiro internazionale, amore per i luoghi e capacità di immaginarne il futuro. In questo senso Giuseppe Roi è stato un visionario: non perché inseguisse il nuovo a ogni costo, ma perché sapeva vedere, dentro il patrimonio ricevuto, possibilità ancora non espresse.

Non guarda alla cultura come a un bene da conservare in modo passivo. La considera una forza viva, capace di creare legami e di rendere una comunità più consapevole di ciò che possiede.

La sua eleganza, spesso ricordata da chi lo ha conosciuto, non è soltanto una questione di stile. È piuttosto una forma di attenzione, una genialità raffinata e gentile che si esprime nel modo di stare accanto alle persone, di leggere i luoghi, di intuire il destino possibile delle opere.

Un protagonista della vita culturale vicentina

Giuseppe Roi attraversa da protagonista alcuni passaggi importanti della vita culturale vicentina del secondo Novecento. Diventa presidente della Società del Quartetto di Vicenza, fondata dal bisnonno Antonio Fogazzaro, e contribuisce a rafforzare il legame della città con la grande musica.

Dal 1956 al 1973 guida l’Ente Provinciale per il Turismo di Vicenza, in anni decisivi per la visibilità della città e per la sua capacità di farsi conoscere oltre i confini locali. Il suo impegno si estende poi alla tutela del patrimonio architettonico, con una partecipazione attiva alla salvaguardia delle Ville Venete e al percorso che porta alla nascita dell’Ente per le Ville Venete, di cui diventa presidente.

Accanto a questo lavoro, sostiene istituzioni culturali di rilievo, tra cui l’Istituto Italiano dei Castelli e il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, e partecipa a realtà internazionali dedicate alla tutela del patrimonio, come Europa Nostra.

Anche il riconoscimento UNESCO di Vicenza e delle ville palladiane si inserisce in questo orizzonte: quello di una città che non custodisce semplicemente il proprio passato, ma impara a riconoscerlo come una responsabilità e come una possibilità per il futuro.

Una filantropia discreta e lungimirante.

Alla base dell’azione del marchese vi era una concezione della filantropia profondamente radicata nell’idea di restituzione alla comunità. La sua generosità, mai ostentata, si è espressa sia attraverso il sostegno a istituzioni e progetti culturali, sia attraverso un’attentissima attività di collezionista e benefattore.

Una filantropia discreta e lungimirante

La filantropia di Giuseppe Roi non ha il tono del gesto isolato o dell’atto celebrativo. È piuttosto una forma di restituzione. Roi riceve molto dalla storia, dalla famiglia, dalla città e dalle relazioni coltivate nel corso della vita, e sceglie di trasformare tutto questo in un beneficio condiviso.

Lo fa sostenendo progetti, istituzioni, restauri e iniziative culturali. Ma lo fa anche attraverso un’attività di collezionista molto attenta, guidata da una visione precisa: le opere non devono restare chiuse in una dimensione privata, devono trovare il luogo giusto per essere studiate, custodite e rese accessibili.

Per questo destina dipinti, disegni e incisioni al Museo Civico di Palazzo Chiericati; materiali ecclesiastici al Museo Diocesano; libri, documenti e altri nuclei della sua raccolta alle istituzioni culturali più adatte ad accoglierli.

Non si tratta solo di donare molto, ma di dare a ogni bene una destinazione coerente con il suo valore. In questa attenzione al destino pubblico delle opere si riconosce una generosità lucida, capace di costruire nel tempo invece di disperdere.

Giuseppe Roi e la nascita della Fondazione

Nel 1988 Giuseppe Roi dà forma istituzionale alla sua visione istituendo la Fondazione che porta il suo nome, con l’obiettivo di promuovere, valorizzare e diffondere la cultura e l’arte, con particolare attenzione al sistema museale vicentino.

La Fondazione nasce come strumento operativo di una strategia di lungo periodo: non un monumento alla memoria del fondatore, ma un organismo vivo, pensato per continuare ad agire. Attraverso il sostegno diretto e il finanziamento di iniziative, Roi crea le condizioni perché la sua vocazione personale diventi un progetto stabile, condiviso, capace di accompagnare la crescita culturale della città.

Dopo la sua scomparsa, nel 2009, il lascito testamentario rafforza ulteriormente questo ruolo. La Fondazione continua così a muoversi nel solco tracciato dal fondatore, mantenendo viva un’idea di cultura come bene comune: qualcosa che appartiene alla città, parla alle nuove generazioni e continua a chiedere cura, protezione, visione creativa e responsabilità civile.

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